DOMANDE FREQUENTI
Niente segreti. Solo risposte chiare.
Hai dubbi su come conciliare il PowerFasting con la tua vita di tutti i giorni?
Qui trovi le risposte alle domande che i curiosi mi fanno più spesso.
Il PowerFasting non è un protocollo standard come il 16/8, né una dieta: è uno stile di vita in cui alimentazione e digiuno vengono impostati sopra alla persona, all’allenamento e agli obiettivi.
Il 16/8 è solo il protocollo più conosciuto, perché è il più semplice da spiegare. Ma prendere quello che mangeresti in una giornata e concentrarlo in due pasti non è fare digiuno intermittente: è guardare l’orologio. Anzi, spesso finisce solo per farti mangiare meno, e da qui il luogo comune che “il digiuno intermittente è solo una questione di deficit calorico”.
Nel PowerFasting il digiuno è uno dei tre pilastri, insieme agli allenamenti brevi e ad alta intensità che svuotano il serbatoio e alle ricariche strategiche. Non è una gara a chi “ce l’ha più lungo”: conta cosa succede nel corpo, non a che ora succede.
Non ne ho la minima idea, se non so ancora nulla di te. Al limite posso chiedere a Paolo Fox.
Le ore di digiuno sono la conseguenza di tanti fattori, in primis il tuo livello di esperienza. Poi come ti alleni, i tuoi obiettivi, qual è la tua routine, e molti altri che vengono fuori solo quando conosco la tua storia nel dettaglio.
Il nostro metabolismo non si resetta ogni giorno allo scoccare della mezzanotte come fa l’orologio che abbiamo al polso. Fare ogni giorno la stessa cosa, poi, è sbagliato sul nascere.
No. La fame arriva per abitudine, o perché mangiando di continuo la glicemia va su e giù tutto il giorno. Togli l’abitudine e togli l’altalena: restano energia stabile e lucidità.
Nel contesto giusto ci si dimentica di mangiare. È mangiare spesso, semmai, che diventa una forzatura.
Sì, e non è uno sgarro, non è uno strappo alla regola: è la regola.
L’allenamento è una delle variabili che contribuiscono a svuotare le scorte di glicogeno muscolare. Quando quelle scorte sono vuote servono carboidrati ad alto indice glicemico per ricaricarle in fretta, e in quel momento preciso pizza e gelato sono più idonei ed efficaci di un piatto di verdure. Non è un’opinione, è il motivo per cui la ricarica esiste.
Mi friggono le vene quando sento parlare di “sgarro”, una parola che andrebbe bannata dal dizionario. Un’alimentazione con lo sgarro è come un matrimonio con la scappatella: se quello che mangi regolarmente ti rende felice ed è sostenibile, non hai nessun bisogno di cercare altrove.
No. Dipende da quando li mangi. Le linee guida che dicono di limitarli parlano alla signora Pina, che non si allena e che di carboidrati ne mette in circolo dal caffè della mattina fino alla sera.
Gli zuccheri sono il carburante prioritario per ripristinare le scorte di glicogeno nel minor tempo possibile. Lo stesso alimento, in due contesti diversi, fa due cose opposte.
E lo spauracchio della glicemia dimostra il contrario di quello che si crede: con il digiuno intermittente resta stabilmente bassa e si alza solo quando serve davvero. Da lì migliora la sensibilità all’insulina, e parte un effetto a cascata su energia, prestazioni e salute che chi legge le etichette non si immagina nemmeno.
Io mangio così praticamente da quando sono nato, e sono vent’anni che lo monitoro e lo studio. I miei esami del sangue e ormonali sono pubblici sul mio profilo Instagram.
“Ultraprocessati” è diventata la parola magica per non dover argomentare. Ma qui si confondono due cose diverse.
Il problema di questi alimenti sono le calorie, i grassi e gli zuccheri in eccesso. E sono esattamente gli stessi problemi che ha la torta fatta in casa dalla nonna. Nutrizionalmente non cambia quasi niente: cambia solo che uno ha l’etichetta e l’altro no.
Additivi e conservanti in pizza, gelato e biscotti industriali spesso non ci sono nemmeno, e quando ci sono vengono usati in quantità bassissime e controllate dall’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Chi si spaventa leggendo una lista di ingredienti di solito non sa cosa sta leggendo.
Il cibo italiano è tra i più sani e invidiati al mondo, e sentirlo chiamare “junk food” da carbofobici e terroristi dell’alimentazione è raccapricciante. Poi è ovvio che i dolci fatti in casa sono più buoni: su quello non si discute.
Nella ricarica io ai miei clienti do carta bianca. Si ricarica con il cibo, non con le etichette dei valori nutrizionali.
No, e ti dirò di più: contare le calorie è il motivo per cui la maggior parte delle persone molla dopo tre mesi.
Non siamo caldaie (macchine termiche), ma esseri umani (macchine metaboliche). La caloria indica quanta energia serve ad alzare di un grado centigrado la temperatura di un grammo d’acqua, e le calorie di un alimento si ricavano bruciandolo in un forno. Paragonarci a un forno è una semplificazione grossolana: gli stessi grammi, in due momenti diversi, prendono strade metaboliche diverse.
Anni di dati raccolti e analizzati lo confermano: il volume del cibo di una ricarica può anche essere più importante delle calorie che contiene.
Sì. Io sono la prova vivente che si può mettere massa muscolare anche alla soglia dei cinquant’anni, se si lavora bene con la forza.
Immagina il nostro corpo come una casa da costruire: i muratori sono l’allenamento e i mattoni le proteine. Se scarichi il doppio dei mattoni la casa non diventa più grande, intasi soltanto il cantiere. La casa cresce solida e forte se i muratori sono scaltri.
Il digiuno non è nemico del muscolo: la carestia lo è. E il digiuno intermittente, fatto con criterio, non è carestia.
Sul mio profilo Instagram trovi vent’anni di cantieri: il mio e quelli dei miei clienti.
Se ti alleni tutti i giorni, allora non ti alleni seriamente. Perché se non hai bisogno di recuperare, non hai spinto abbastanza.
E il tempo non è un problema: in un’oretta ti posso bastonare a dovere.
Nel PowerFasting il digiuno (rigenerazione cellulare) va sempre possibilmente fatto coincidere con il riposo (rigenerazione muscolare).
Poi ci sono le eccezioni, come gli sport ibridi che mettono insieme lavoro anaerobico e aerobico. Ma quelle si valutano caso per caso.
La palestra non è necessaria, ma molto dipende anche dai tuoi obiettivi. Preparo anche programmi completamente a corpo libero.
Attenzione però: il corpo libero è spesso più difficile, più rischioso e più impegnativo di un allenamento con i piccoli attrezzi. Non è la scelta adatta a chi comincia, perché ogni esercizio richiede già una base di forza e di controllo motorio che un principiante non ha.
Per questo un minimo set-up casalingo può già cambiare le cose: ad esempio due manubri componibili, degli elastici, una fitball, una kettlebell. Poca roba, poco spazio, e il ventaglio di quello che si può fare si allarga parecchio.
Il PowerFasting nasce per la sala pesi, per il ferro. Ma è un metodo che si può modellare attorno a qualsiasi sport, perché il digiuno intermittente sta in piedi anche da solo: con l’attività fisica non può che migliorare.
Seguo anche corridori, ciclisti, atleti di hyrox, arti marziali, rugby, calcio, pallavolo, arrampicata.
La morte sua resta l’anaerobico alattacido, lo sforzo breve e intenso. Ma l’aerobico ci sta benissimo, e anche chi fa solo endurance ha le sue soluzioni: cambiano semplicemente le carte in tavola.
Certamente. E niente allenamenti annacquati con i pesetti rosa: alleno donne che asfaltano parecchi miei atleti maschi.
L’allenamento della forza non fa diventare grosse. Fare “massa”, come fanno fare tanti preparatori sciagurati con iperalimentazione, fa diventare grosse.
Certamente. Io ho 50 anni e sono più forte adesso di quando ne avevo 30. Mezzo Instagram è convinto che mi faccia le bombe, l’altra metà che menta sull’età.
Il vero problema dopo i 40 è la sarcopenia, cioè la perdita progressiva di massa muscolare. E lì l’unica arma vera è l’allenamento della forza. Il digiuno da solo non basta, sono i tre pilastri insieme a fare la differenza: allenamento, digiuno e ricariche strategiche.
In tema di longevità c’è una montagna di ricerca sul digiuno intermittente. A 20 anni ti alleni per lo specchio, dopo i 40 per il tuo futuro.
No, non è adatto a tutti.
Se hai patologie particolari o segui una terapia, il primo a dirti sì o no deve essere il tuo medico. Diabete di tipo 1, disfunzioni importanti della tiroide, disturbi del comportamento alimentare non vanno d’accordo con il digiuno intermittente.
Poi c’è un limite che tutti sottovalutano. Il digiuno è digiuno, punto. Se hai una vita sociale molto attiva e imprevedibile, con aperitivi e cene organizzati all’ultimo momento, digiunare in mezzo agli altri può essere un problema non da poco.
Una cena fuori non è un problema, è un’occasione. Se sai in anticipo che venerdì esci con gli amici, il venerdì diventa un giorno in cui far coincidere una ricarica. Non devi rinunciare a niente, devi solo sapere cosa costruirci attorno.
In vacanza non si lascia una buona abitudine. Mollare tutto è la caratteristica delle diete rigide, quelle in cui non si aspetta altro che il Natale o le ferie per fare il caos completo. Il digiuno intermittente si mantiene naturalmente anche in vacanza, soltanto in forma più flessibile. Ai miei clienti do indicazioni anche per queste eventualità.
È il digiuno che si deve adattare alla tua vita, non il contrario.
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